Progettare il verde come un paesaggio, non come un insieme di piante
Un giardino non nasce scegliendo semplicemente delle belle piante.
Per noi di Visione Sostenibile, progettare significa costruire un paesaggio nel quale forme, colori, texture, altezze, masse, ripetizioni, vuoti e stagioni lavorano insieme.
Ogni elemento ha una funzione precisa.
Il nostro obiettivo non è riempire uno spazio verde, ma creare un giardino equilibrato, riconoscibile e capace di evolversi naturalmente nel corso degli anni.
È da questo principio che nasce il nostro metodo progettuale.
1. PARTIAMO DALLO SPAZIO, NON DALLE PIANTE
Prima di scegliere una specie analizziamo il luogo.
Esposizione solare, terreno, disponibilità d'acqua, viste, percorsi, utilizzo del giardino, presenza di animali, necessità di privacy e livello di manutenzione desiderato sono elementi che influenzano l'intero progetto.
Solo dopo questa analisi iniziamo a disegnare.
Prima vengono gli spazi.
Poi arrivano le piante.
2. DISEGNIAMO PIENI E VUOTI
Un giardino ha bisogno di respirare.
Prato, ghiaia, percorsi e superfici libere sono importanti quanto le zone piantumate.
Per questo non cerchiamo necessariamente di occupare ogni metro quadrato disponibile.
Una grande massa vegetale circondata da uno spazio più semplice può avere molta più forza di tante piccole aiuole distribuite casualmente.
Nel nostro metodo il vuoto è parte del progetto.
Serve a creare ordine, valorizzare le piante e guidare lo sguardo.
3. COSTRUIAMO LE FORME
Le forme definiscono il carattere del giardino.
Possono essere morbide e sinuose oppure più geometriche e architettoniche, ma devono sempre dialogare con l'edificio e con il paesaggio circostante.
Nei nostri Dry Garden privilegiamo spesso forme ampie, continue e leggibili, evitando una frammentazione eccessiva dello spazio.
Il risultato deve sembrare naturale, ma dietro quella naturalezza deve esserci un disegno preciso.
4. PROGETTIAMO PER MASSE
Una delle basi del nostro metodo è evitare l'effetto “collezione di piante”.
Non distribuiamo necessariamente una specie diversa in ogni punto del giardino.
Preferiamo creare masse vegetali, gruppi e comunità di piante che possano essere percepite come un insieme.
Una stessa specie può comparire in più zone del progetto, creando continuità.
Questo permette al giardino di essere più elegante, leggibile e naturale.
5. UTILIZZIAMO LA RIPETIZIONE PER CREARE RITMO
La natura ripete.
Anche noi utilizziamo la ripetizione come strumento progettuale.
Una graminacea, una perenne o un arbusto possono ricomparire in punti differenti del giardino.
L'occhio riconosce inconsciamente questi elementi e li collega.
Nasce così un ritmo visivo che accompagna chi attraversa il giardino.
La ripetizione crea identità.
6. LAVORIAMO CON LE ALTEZZE
Un progetto non viene pensato solamente dall'alto.
Lo immaginiamo anche frontalmente e lateralmente.
Piante basse, masse intermedie, graminacee, perenni emergenti e arbusti strutturali costruiscono differenti livelli di vegetazione.
Non significa necessariamente mettere le piante basse davanti e quelle alte dietro.
Alcune specie alte e leggere possono attraversare visivamente masse più basse creando profondità, trasparenza e movimento.
Il giardino diventa così un paesaggio tridimensionale.
7. TEXTURE: IL GIARDINO DEVE FUNZIONARE ANCHE SENZA FIORI
Foglie sottili e leggere.
Foglie grandi.
Graminacee morbide.
Piante rigide e architettoniche.
Superfici opache, lucide, argentee o verdi.
La texture è uno degli strumenti che utilizziamo per mantenere interessante il giardino anche quando le fioriture diminuiscono.
Accostiamo elementi differenti per creare contrasto:
fine e grossolano – morbido e rigido – compatto e trasparente – verticale e tondeggiante.
Il fiore è importante, ma non può essere l'unico protagonista.
8. IL COLORE NASCE DA UNA PALETTE
Non scegliamo i colori singolarmente.
Costruiamo una palette cromatica per l'intero progetto.
Viola, lilla, rosa, bianco, argento, verde, giallo o altre tonalità vengono dosati in funzione dell'atmosfera che vogliamo ottenere.
Anche foglie, cortecce, bacche e infiorescenze secche partecipano alla palette.
Il colore deve accompagnare il progetto, non dominarlo.
9. PROGETTIAMO LE FIORITURE NEL TEMPO
Un giardino non deve essere bello solamente nel momento della consegna.
Deve cambiare.
Per questo studiamo la successione delle fioriture durante l'anno.
La primavera può appartenere ad alcune specie, l'estate ad altre, mentre graminacee e perenni possono diventare protagoniste tra fine estate e autunno.
Quando arriva l'inverno, il progetto non scompare.
Cortecce colorate, bacche, graminacee dorate e infiorescenze secche continuano a costruire il paesaggio.
IL GIARDINO DELLE QUATTRO STAGIONI
Per Visione Sostenibile questo è un principio fondamentale.
Non progettiamo pensando solamente alla fotografia estiva.
Progettiamo primavera, estate, autunno e inverno.
Un Cornus può diventare protagonista in inverno grazie ai suoi rami colorati.
Una Callicarpa può portare nel giardino il colore delle proprie bacche.
Un Pennisetum può trasformarsi da massa verde estiva a elemento dorato durante la stagione fredda.
Una perenne può terminare la fioritura ma continuare ad avere valore attraverso la propria struttura secca.
Il cambiamento non è un difetto del giardino.
È parte del progetto.
10. OGNI PIANTA HA UN RUOLO
Non tutte le piante devono essere protagoniste.
Nel nostro metodo assegniamo alle specie differenti funzioni.
Piante strutturali
Costruiscono lo scheletro del giardino e mantengono una presenza importante nel tempo.
Piante di massa
Creano grandi superfici vegetali e danno forza alla composizione.
Piante matrice
Collegano le differenti masse e costruiscono continuità.
Piante accento
Emergono in punti strategici attirando temporaneamente lo sguardo.
Piante stagionali
Entrano in scena in determinati periodi dell'anno attraverso fiori, fogliame, bacche o struttura.
In questo modo molte specie differenti possono convivere senza generare confusione.
11. MOVIMENTO E NATURALEZZA
Il vento deve poter entrare nel progetto.
Graminacee, infiorescenze leggere e piante dal portamento naturale permettono al giardino di muoversi.
Cerchiamo un equilibrio tra ordine progettuale e spontaneità visiva.
Un Dry Garden può sembrare naturale, ma ciò che appare spontaneo è spesso il risultato di una precisa progettazione delle masse, delle distanze e delle ripetizioni.
12. PROGETTIAMO LA PIANTA ADULTA, NON QUELLA NEL VASO
Quando viene realizzato un giardino, molte piante sono ancora piccole.
Ma noi dobbiamo immaginare quello stesso spazio dopo alcuni anni.
Per questo consideriamo lo sviluppo adulto delle singole specie.
Altezza, diametro, portamento e velocità di crescita determinano il corretto sesto d'impianto.
Lasciare il giusto spazio permette alle piante di svilupparsi senza creare nel tempo una competizione eccessiva.
Il giardino appena realizzato può quindi apparire volutamente più aperto.
Quello spazio non è necessariamente vuoto.
È spazio destinato alla crescita.
13. DALLA DENSITÀ AL SESTO D'IMPIANTO
Il numero di piante per metro quadrato è utile come riferimento preliminare, ma non è sufficiente per progettare correttamente.
Specie differenti hanno ingombri differenti.
Per questo il nostro percorso è:
superficie → forme → masse → specie → sviluppo adulto → sesti d'impianto → quantità definitive.
Solo alla fine definiamo il numero effettivo delle piante.
Questo ci permette di progettare pensando al risultato futuro e non semplicemente al numero di vasi necessari per riempire immediatamente un'aiuola.
IL NOSTRO DRY GARDEN
Il Dry Garden rappresenta bene la nostra idea di paesaggio.
Un giardino capace di utilizzare piante adatte alle condizioni reali del luogo, ridurre le esigenze idriche e contenere gli interventi manutentivi, senza rinunciare all'estetica.
Graminacee, perenni, arbusti, elementi minerali e superfici libere vengono combinati creando un paesaggio contemporaneo e dinamico.
Non cerchiamo un giardino immobile.
Cerchiamo un giardino che cresca, cambi colore, fiorisca, secchi, si muova e riparta.
Progettare il paesaggio, non scegliere piante
Il nostro processo può essere riassunto così:
ANALIZZARE → DISEGNARE → STRUTTURARE → CREARE LE MASSE → RIPETERE → DARE RITMO → LAVORARE CON LE TEXTURE → COSTRUIRE LA PALETTE → PROGRAMMARE LE STAGIONI → VERIFICARE GLI INGOMBRI → DEFINIRE I SESTI → REALIZZARE.
Non partiamo dal numero delle piante.
Partiamo dal paesaggio che vogliamo ottenere.
Perché un giardino sostenibile non deve essere solamente bello il giorno in cui viene terminato.
Deve essere progettato per diventare più interessante mentre cresce e mentre cambia con le stagioni.
VISIONE SOSTENIBILE
Progettiamo verde. Proteggiamo il futuro.