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PIANTARE È L’INIZIO. MISURARE NEL TEMPO È IL PASSO SUCCESSIVO.
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PIANTARE È L’INIZIO. MISURARE NEL TEMPO È IL PASSO SUCCESSIVO.

Andrea Giordano29 agosto 202613 min di lettura

Qual è la risposta rapida?

Una riflessione sul monitoraggio delle nuove alberature pubbliche in Italia

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PIANTARE È L’INIZIO. MISURARE NEL TEMPO È IL PASSO SUCCESSIVO.

PIANTARE ALBERI È IMPORTANTE. SAPERE QUANTI CRESCONO NEL TEMPO LO È ANCORA DI PIÙ

Negli ultimi anni il tema degli alberi, della forestazione urbana e del verde pubblico è diventato sempre più importante nelle politiche ambientali italiane ed europee.

Gli alberi possono contribuire alla mitigazione delle isole di calore, alla qualità dell'aria, alla gestione delle acque meteoriche, alla biodiversità e più in generale alla qualità degli spazi urbani.

Anche per questo motivo, ogni nuova piantumazione rappresenta un investimento importante per una città e per la comunità.

Da qui nasce una riflessione molto semplice:

quando un Comune mette a dimora un certo numero di alberi, sarebbe interessante poter sapere non soltanto quanti sono stati piantati, ma anche quanti di questi alberi sono ancora presenti e in buone condizioni dopo alcuni anni.

Non si tratta di una critica alle amministrazioni.

Al contrario, le esperienze già esistenti dimostrano che in molti casi il monitoraggio viene effettuato e che esistono strumenti sempre più evoluti per conoscere e gestire il patrimonio arboreo.

La domanda che vorrei porre è quindi un'altra:

possiamo fare un ulteriore passo avanti, creando progressivamente un sistema di monitoraggio più uniforme, semplice e trasparente, capace di valorizzare ciò che già viene fatto dai Comuni?


COSA CI DICE ISTAT

Una delle principali fonti ufficiali è la rilevazione ISTAT “Dati ambientali nelle città”.

L'indagine raccoglie informazioni relative al verde urbano, alla forestazione urbana e ad altri aspetti ambientali.

È importante però precisare il suo campo di applicazione.

La rilevazione riguarda i Comuni capoluogo di provincia e città metropolitana. Nell'edizione riferita al 2023, ISTAT indica 109 Comuni capoluogo.

Questo significa che i dati ISTAT rappresentano una fonte fondamentale per conoscere la situazione ambientale dei capoluoghi, ma non costituiscono un censimento equivalente di tutti i Comuni italiani.

È una distinzione importante per evitare conclusioni troppo generiche.

Non significa che gli altri Comuni non raccolgano dati.

Significa semplicemente che questa specifica rilevazione statistica non ha come universo tutti i Comuni italiani.

Fonte ufficiale

ISTAT – Dati ambientali nelle città

ISTAT – Ambiente urbano, anno 2023


E I PICCOLI COMUNI?

Questo è un aspetto che merita particolare attenzione.

In Italia esistono migliaia di Comuni che non sono capoluoghi e che realizzano, con dimensioni e modalità molto diverse, parchi, alberate, riqualificazioni, nuove piantumazioni e interventi di forestazione.

Un piccolo Comune può avere un proprio censimento, un inventario del verde, un sistema GIS, un capitolato di manutenzione, relazioni tecniche o altre forme di controllo.

Per questo sarebbe scorretto affermare che “i piccoli Comuni non monitorano gli alberi”.

Le fonti consultate non consentono una simile generalizzazione.

La questione che mi sembra interessante è un'altra:

come possiamo raccogliere e rendere confrontabili anche queste informazioni, quando vengono prodotte localmente?

ISPRA, parlando del censimento collegato all'obiettivo europeo dei tre miliardi di nuovi alberi, evidenzia proprio l'importanza della raccolta delle informazioni relative alle diverse iniziative e del loro successivo consolidamento nazionale.


ISPRA: UN SISTEMA DI CENSIMENTO IN EVOLUZIONE

L'articolo 13 del Regolamento europeo sul Ripristino della Natura introduce l'obiettivo di contribuire alla messa a dimora di almeno 3 miliardi di nuovi alberi nell'Unione europea entro il 2030.

ISPRA è coinvolta nel censimento degli alberi messi a dimora che rispettano i criteri previsti dalla normativa.

Tra i criteri vengono considerati, ad esempio, l'utilizzo di specie locali, la biodiversità, il principio dell'“albero giusto al posto giusto” e l'effettivo contributo ambientale dell'intervento.

ISPRA specifica inoltre che il monitoraggio riguarda le iniziative di forestazione nazionali e quelle collegate ai Piani di ripristino e che i dati raccolti vengono comunicati al MASE.

È un passaggio importante perché dimostra che anche a livello nazionale si sta andando verso una maggiore strutturazione dei dati sulle nuove piantumazioni.

Ma proprio questa evoluzione potrebbe rappresentare un'occasione per ragionare anche sul monitoraggio successivo alla messa a dimora.

Fonte ufficiale

ISPRA – Articolo 13: messa a dimora di tre miliardi di nuovi alberi


IL MODELLO MASE-PNRR: NON SOLO PIANTARE

Un esempio particolarmente interessante arriva dal MASE, nell'ambito del Piano di forestazione urbana ed extraurbana collegato al PNRR.

Per gli interventi interessati da quello specifico programma è previsto un piano di gestione e manutenzione per almeno sette anni successivi alla realizzazione del rimboschimento.

Il documento prevede inoltre la sostituzione degli individui che non attecchiscono nelle condizioni previste.

Ancora più interessante è il fatto che il monitoraggio post-impianto comprende verifiche relative alla gestione dell'intervento e alle attività necessarie durante il periodo di coltivazione, comprese operazioni di soccorso, irrigazione, concimazione e trattamenti fitosanitari.

Questo è un dato importante da sottolineare.

Per questi specifici interventi finanziati dal programma MASE-PNRR, il principio di una gestione e di un monitoraggio pluriennale è già previsto ufficialmente.

Non stiamo quindi proponendo qualcosa che non abbia precedenti nella gestione pubblica del verde.

La domanda potrebbe essere se alcune delle esperienze maturate possano, nel tempo, diventare un riferimento anche per altri interventi.

Fonte ufficiale

MASE – Piano di forestazione urbana ed extraurbana – PNRR, Investimento 3.1


IL CASO DI TORINO

Un esempio concreto e vicino alla realtà quotidiana è quello della Città di Torino.

Torino ha sviluppato negli anni diversi strumenti per conoscere, programmare e gestire il proprio patrimonio arboreo.

Nel dicembre 2025 la Città ha adottato la Carta di vulnerabilità arborea, descritta dall'Amministrazione come uno strumento strategico per pianificare, programmare e monitorare in modo sistemico la gestione del patrimonio arboreo cittadino.

La Carta introduce una gestione orientata anche alla valutazione della vulnerabilità del patrimonio arboreo e alla programmazione degli interventi di cura, manutenzione e rinnovo.

LE NUOVE PIANTUMAZIONI

Anche i dati sulle nuove messe a dimora sono pubblicati dalla Città.

Nel 2025 Torino ha comunicato la messa a dimora di 1.678 alberi, rispetto ai 1.577 del 2024.

La stessa comunicazione indica inoltre che nel 2026 erano previsti ulteriori interventi e che un progetto finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo prevede la messa a dimora di 2.500 alberi sui viali cittadini, con attività di cura garantite fino al 2030.

Questi dati sono particolarmente interessanti per la nostra riflessione.

Perché dimostrano che un Comune può già disporre di strumenti di programmazione, dati sulle nuove piantumazioni e attività di cura pluriennale.

LE FALLANZE COME STRUMENTO DI PROGRAMMAZIONE

Nel progetto torinese sulle alberate storiche, la Città ha inoltre utilizzato tra i criteri di scelta delle aree anche la percentuale di fallanze.

Questo è un elemento particolarmente significativo.

La fallanza non viene quindi considerata semplicemente come un problema, ma come un'informazione utile per capire dove intervenire e come programmare il rinnovo delle alberate.

È un approccio che potrebbe essere molto interessante anche in un eventuale sistema nazionale.

Fonte ufficiale Torino

Comune di Torino – Carta di vulnerabilità arborea

Comune di Torino – A Torino ci saranno più alberi


DA TORINO A UNA POSSIBILE EVOLUZIONE NAZIONALE

Il caso di Torino permette di chiarire bene il senso di questa proposta.

La domanda non è:

“Torino controlla i propri alberi?”

Le informazioni pubblicate dalla Città dimostrano che esistono strumenti e attività di gestione e monitoraggio.

La domanda potrebbe essere:

“Possiamo rendere progressivamente questi dati ancora più facilmente leggibili nel tempo e confrontabili con quelli degli altri Comuni?”

Per esempio, sapere che nel 2025 sono stati messi a dimora 1.678 alberi è un dato importante.

Sarebbe però ancora più interessante poter seguire nel tempo quel dato:

1.678 alberi messi a dimora

↓

quanti presenti dopo 1 anno?

↓

quanti dopo 3 anni?

↓

quanti dopo 5 anni?

↓

quanti dopo 7 anni?

Naturalmente questo non significa affermare che Torino non disponga già internamente di ulteriori informazioni.

La proposta riguarda soprattutto la possibilità di organizzare alcuni indicatori essenziali in maniera omogenea e facilmente consultabile.


LE MIE PROPOSTE PER MIGLIORARE IL MONITORAGGIO

Le considero proposte semplici e graduali, da valutare senza creare nuovi oneri burocratici eccessivi per le amministrazioni.

1. AFFIANCARE AL NUMERO DEGLI ALBERI PIANTATI QUELLO DEGLI ALBERI PRESENTI NEL TEMPO

Accanto al dato iniziale potrebbe essere previsto un semplice monitoraggio a intervalli:

messi a dimora → presenti dopo 1 anno → dopo 3 anni → dopo 5 anni → dopo 7 anni.

In questo modo si potrebbe distinguere il risultato immediato dell'intervento dal risultato effettivamente ottenuto nel tempo.

2. REGISTRARE LE FALLANZE

Sarebbe utile conoscere:

numero iniziale di piante; fallanze; cause quando individuabili; sostituzioni; piante effettivamente presenti.

La morte di una pianta non deve necessariamente essere interpretata come un errore.

Può dipendere da siccità, eventi meteorologici estremi, patologie, vandalismi, problemi vivaistici o altre condizioni.

Proprio per questo registrare il dato permetterebbe di capire meglio cosa succede realmente.

3. REGISTRARE LE SOSTITUZIONI

Distinguere gli alberi originariamente piantati da quelli successivamente sostituiti permetterebbe di avere una fotografia molto più precisa dell'evoluzione dell'intervento.

4. REGISTRARE LE PRINCIPALI CURE POST-IMPIANTO

Senza necessariamente documentare ogni singola operazione, si potrebbero indicare le principali attività:

irrigazione di soccorso, cure colturali, sostituzioni e altri interventi significativi.

Il modello MASE dimostra che il principio di una gestione pluriennale può essere applicato, almeno nell'ambito degli specifici programmi previsti.

5. UNA SEMPLICE SCHEDA DIGITALE PER OGNI INTERVENTO

Potrebbe essere sufficiente una scheda contenente:

Comune – località – anno – numero di alberi – specie – modalità di irrigazione – fallanze – sostituzioni – ultimo controllo.

Non sarebbe necessariamente necessario registrare ogni singolo albero.

Per un piccolo intervento potrebbe essere sufficiente identificare il lotto o il progetto.

6. GEOLOCALIZZARE GLI INTERVENTI

Una posizione geografica consentirebbe di costruire progressivamente una mappa delle nuove piantumazioni.

Nel tempo questo potrebbe permettere anche confronti tra zone climatiche, terreni, esposizioni e differenti condizioni urbane.

7. UTILIZZARE POCHI INDICATORI COMUNI

Forse il miglioramento più importante non sarebbe raccogliere moltissime informazioni.

Potrebbe essere sufficiente concordare pochi indicatori uguali per tutti:

alberi messi a dimora;
alberi presenti;
fallanze;
sostituzioni;
percentuale di attecchimento;
principali cure effettuate;
data dell'ultimo controllo.

In questo modo i dati raccolti da Comuni diversi potrebbero diventare maggiormente confrontabili.

8. UN SISTEMA SEMPLICE ANCHE PER I PICCOLI COMUNI

Questo punto è fondamentale.

Non avrebbe senso chiedere a un piccolo Comune di sostenere gli stessi costi organizzativi di una grande città.

Si potrebbe quindi immaginare una piattaforma nazionale molto semplice, con pochi campi obbligatori.

Un Comune di grandi dimensioni potrebbe utilizzare sistemi più avanzati.

Un piccolo Comune potrebbe compilare semplicemente una scheda digitale.

Il linguaggio dei dati potrebbe però essere lo stesso.

9. RENDERE I DATI PUBBLICI

Non necessariamente tutti i dati tecnici devono essere pubblicati in forma complessa.

Potrebbe essere sufficiente rendere disponibili alcuni indicatori aggregati:

alberi piantati; alberi presenti; fallanze; sostituzioni; specie utilizzate; anno dell'intervento.

L'obiettivo non dovrebbe essere creare classifiche tra amministrazioni.

Dovrebbe essere creare conoscenza.

10. UTILIZZARE IL MONITORAGGIO PER IMPARARE

Questa, a mio avviso, sarebbe la conseguenza più importante.

Dopo alcuni anni potremmo iniziare a capire quali specie funzionano meglio in determinate condizioni, quali necessitano di maggiori cure, quali periodi di impianto danno risultati migliori e quali condizioni ambientali influenzano maggiormente l'attecchimento.

Il monitoraggio diventerebbe quindi non soltanto uno strumento di controllo, ma uno strumento per progettare meglio gli interventi futuri.


UNA PROPOSTA COSTRUTTIVA, NON UNA CRITICA

Vorrei che questa riflessione fosse interpretata nello spirito con cui viene proposta.

Non come una critica ai Comuni.

Non come una contestazione del lavoro svolto dalle amministrazioni.

E nemmeno come l'affermazione che oggi gli alberi vengano piantati senza essere curati.

Le fonti ufficiali dimostrano che esistono già esperienze di gestione e monitoraggio molto interessanti.

Torino ne è un esempio.

Il MASE, attraverso il programma PNRR analizzato, ne rappresenta un altro.

ISPRA sta sviluppando il censimento nazionale collegato agli obiettivi europei.

ISTAT raccoglie annualmente informazioni ambientali sui Comuni capoluogo.

La mia proposta è semplicemente quella di valorizzare queste esperienze e, dove possibile, renderle progressivamente più omogenee e confrontabili.

Soprattutto per permettere che anche gli interventi dei Comuni più piccoli possano trovare, con modalità semplici, un posto all'interno di un quadro conoscitivo più ampio.


NON PARTIRE DA ZERO, MA METTERE A SISTEMA CIÒ CHE GIÀ ESISTE

Forse non sarebbe necessario creare tutto da capo.

Abbiamo già strumenti diversi:

ISTAT per la rilevazione ambientale dei Comuni capoluogo.

ISPRA per il censimento collegato agli obiettivi europei.

MASE con esperienze di gestione e monitoraggio pluriennale nell'ambito degli specifici programmi PNRR.

I Comuni, con i propri sistemi locali di gestione, censimento e manutenzione.

La possibilità potrebbe essere quella di fare dialogare progressivamente queste esperienze.

Non necessariamente attraverso un unico sistema complesso.

Ma attraverso pochi dati fondamentali condivisi.


PIANTARE → REGISTRARE → CURARE → CONTROLLARE → IMPARARE

Forse questa potrebbe essere la filosofia alla base di un nuovo modo di guardare alle alberate pubbliche.

Piantare un albero è un atto importante.

Ma è soltanto l'inizio.

Il vero valore dell'investimento pubblico emerge quando quell'albero attecchisce, cresce, viene curato e diventa parte stabile del patrimonio verde della città.

Per questo penso che, accanto alla domanda:

“Quanti alberi abbiamo piantato?”

potremmo iniziare a porci anche questa:

“Quanti di quegli alberi sono ancora lì e stanno crescendo?”

Non per cercare colpe.

Non per mettere a confronto negativamente le amministrazioni.

Ma per conoscere meglio, migliorare le nostre scelte e utilizzare nel modo più efficace possibile le risorse destinate al verde pubblico.

Perché ogni albero che riesce a crescere nel tempo non è soltanto un numero in una statistica.

È un investimento che diventa realmente patrimonio della comunità.


FONTI UFFICIALI E LINK DI ACCESSO

ISTAT – Dati ambientali nelle città

Rilevazione annuale sui Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, comprendente anche il verde urbano.

Accesso alla fonte ufficiale ISTAT

ISTAT – Ambiente urbano, anno 2023

Panoramica dei risultati della rilevazione riferita ai 109 Comuni capoluogo di provincia o città metropolitana.

Accesso al comunicato ISTAT

ISPRA – Articolo 13: messa a dimora di tre miliardi di nuovi alberi

Informazioni ufficiali sull'obiettivo europeo, sui criteri per il censimento e sul ruolo di ISPRA nel monitoraggio delle piantumazioni.

Accesso alla fonte ufficiale ISPRA

MASE – Piano di forestazione urbana ed extraurbana – PNRR

Documento ufficiale relativo al Piano di forestazione, nel quale per gli interventi previsti viene indicata la gestione e manutenzione pluriennale, fino a sette anni, con le attività di monitoraggio previste dal programma.

Accesso al documento ufficiale MASE

COMUNE DI TORINO – Carta di vulnerabilità arborea

Documento informativo ufficiale della Città di Torino relativo alla Carta adottata nel dicembre 2025 come strumento per pianificare, programmare e monitorare la gestione del patrimonio arboreo.

Accesso alla fonte ufficiale del Comune di Torino

COMUNE DI TORINO – Nuove piantumazioni

Comunicazione ufficiale del maggio 2026 con i dati sulle nuove messe a dimora: 1.678 alberi nel 2025 contro 1.577 nel 2024, oltre ai programmi di nuove piantumazioni e cura.

Accesso alla fonte ufficiale del Comune di Torino


NOTA METODOLOGICA

Le fonti utilizzate hanno finalità e ambiti differenti e non costituiscono un'unica banca dati nazionale.

La presente riflessione non afferma che i Comuni non effettuino monitoraggi o manutenzione delle proprie alberate.

Al contrario, il caso di Torino e il modello previsto dal MASE dimostrano che esistono già strumenti e procedure di gestione e controllo.

La proposta nasce dalla constatazione che, nelle fonti nazionali consultate, non emerge ancora un quadro unico, omogeneo e facilmente consultabile che consenta di seguire nel tempo tutte le nuove piantumazioni realizzate dagli enti locali italiani attraverso indicatori comuni di sopravvivenza, fallanze e sostituzioni.

L'obiettivo della proposta è quindi semplicemente quello di favorire, dove possibile, una maggiore integrazione delle informazioni già esistenti.

Non più burocrazia, ma migliori informazioni.

Non più controlli fine a se stessi, ma conoscenza utile per progettare meglio il futuro del verde pubblico.

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