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L'EVOLUZIONE DEL GIARDINO: DALLA NATURA DOMINATA ALLA NATURA PROGETTATA
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L'EVOLUZIONE DEL GIARDINO: DALLA NATURA DOMINATA ALLA NATURA PROGETTATA

Andrea Giordano25 agosto 202613 min di lettura

Qual è la risposta rapida?

Una storia lunga migliaia di anni che oggi ci porta verso una nuova idea di paesaggio

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L'EVOLUZIONE DEL GIARDINO: DALLA NATURA DOMINATA ALLA NATURA PROGETTATA

L'EVOLUZIONE DEL GIARDINO: DALLA NATURA DOMINATA ALLA NATURA PROGETTATA

Una storia lunga migliaia di anni che oggi ci porta verso una nuova idea di paesaggio

Il giardino accompagna l'uomo da migliaia di anni.

Prima ancora di diventare arte, architettura o design, il giardino nasce dalla necessità di portare la natura vicino all'uomo: coltivare, produrre cibo, trovare ombra, utilizzare l'acqua e creare uno spazio protetto.

Con il passare dei secoli, però, questa esigenza pratica si trasforma.

Il giardino diventa rappresentazione del potere, luogo di contemplazione, espressione artistica, spazio sociale e infine elemento fondamentale dell'architettura.

Dai giardini dell'antichità alle grandi ville rinascimentali italiane, dai vastissimi assi prospettici francesi ai paesaggi apparentemente naturali dei giardini inglesi, ogni epoca ha progettato il proprio rapporto con la natura.

E oggi siamo davanti a un nuovo cambiamento.

Non soltanto culturale.

Necessario.


QUANDO L'UOMO INIZIA A TRASFORMARE LA NATURA IN GIARDINO

Le prime forme di giardino conosciute sono strettamente legate all'acqua, all'agricoltura e alla necessità di creare spazi protetti.

Nell'antico Egitto, per esempio, i giardini erano inizialmente legati a frutteti e coltivazioni irrigate attraverso le acque del Nilo, per poi evolversi in spazi di piacere con alberi da ombra, fiori e bacini d'acqua.

La natura viene quindi organizzata.

L'acqua viene condotta.

Gli alberi vengono disposti.

Gli spazi vengono delimitati.

Il giardino nasce già come rapporto tra natura e progetto.

Questa relazione accompagnerà tutta la storia successiva.


DALL'ANTICHITÀ AL MEDIOEVO: IL GIARDINO COME SPAZIO PROTETTO

Nel mondo antico il giardino è spesso uno spazio racchiuso, ordinato e separato dal territorio circostante.

Anche nel Medioevo il concetto di spazio verde rimane fortemente legato alla protezione.

Il giardino diventa spesso uno spazio chiuso, coltivato e organizzato, dove trovano posto piante utili, alberi da frutto, erbe medicinali e luoghi di meditazione.

Il termine stesso di giardino richiama l'idea di uno spazio delimitato.

Non ancora il grande paesaggio aperto che conosceremo nei secoli successivi, ma un luogo nel quale l'uomo seleziona, ordina e protegge la natura.


IL RINASCIMENTO E LA NASCITA DEL GIARDINO ALL'ITALIANA

È però nel Rinascimento che il giardino occidentale compie una trasformazione straordinaria.

L'Italia diventa uno dei grandi laboratori europei della cultura del giardino.

Il giardino non è più soltanto uno spazio verde.

Diventa architettura.

Diventa prospettiva.

Diventa geometria.

Diventa arte.

Nel Cinquecento nasce quello che conosciamo come giardino all'italiana, caratterizzato da ordine, simmetria, geometrie, assi prospettici, terrazze, scalinate, siepi potate, fontane, giochi d'acqua, statue e parterre. Treccani ricorda proprio il Cinquecento come il periodo di affermazione dei giardini all'italiana, legati anche alle grandi ville dei Medici e a esempi come Boboli.

È una concezione potentissima.

La natura non viene lasciata semplicemente crescere.

Viene interpretata e modellata dall'uomo.


IL GIARDINO ALL'ITALIANA: LA NOSTRA GRANDE EREDITÀ PAESAGGISTICA

Per noi occidentali il giardino all'italiana rappresenta un passaggio fondamentale.

La sua forza non sta soltanto nella bellezza.

Sta nell'idea che lo spazio possa essere progettato come una vera opera d'arte.

Le geometrie organizzano il paesaggio.

Le siepi definiscono le forme.

Le terrazze costruiscono prospettive.

Le fontane introducono il movimento dell'acqua.

Le statue aggiungono un rapporto diretto con l'arte.

Le piante diventano materia architettonica.

Il giardino all'italiana è quindi un luogo nel quale architettura e natura si incontrano.

Questa concezione influenzerà profondamente tutta l'Europa e sarà una delle basi da cui nasceranno successivamente altri grandi modelli di giardino.


DAL GIARDINO ALL'ITALIANA AL GIARDINO ALLA FRANCESE

La grande lezione italiana attraversa le Alpi.

La Francia la interpreta e la porta verso una dimensione ancora più monumentale.

Nasce così il giardino alla francese.

Se il giardino italiano lavora molto sul rapporto tra geometria, architettura e terreno, il modello francese porta il concetto di ordine a una scala impressionante.

Il protagonista diventa l'asse.

Grandi prospettive.

Parterre geometrici.

Boschetti.

Specchi d'acqua.

Fontane.

Statue.

Siepi perfettamente modellate.

E soprattutto enormi spazi organizzati secondo una precisa gerarchia visiva.

Il modello raggiunge la sua massima espressione con André Le Nôtre e con grandi complessi come Vaux-le-Vicomte e Versailles. Il Metropolitan Museum of Art descrive il sistema di Le Nôtre come una composizione fortemente unitaria, centrata sull'asse del palazzo, con prospettive, parterre, acqua, siepi e boschetti organizzati secondo una rigorosa struttura geometrica.

Il giardino diventa quasi una dichiarazione:

l'uomo può organizzare il paesaggio fino a trasformarlo in una grande scenografia.


VERSAILLES: IL GIARDINO COME POTERE

Il giardino alla francese non è soltanto estetica.

È anche rappresentazione.

Le grandi prospettive, gli assi e l'ordine assoluto comunicano potere, controllo e gerarchia.

Il palazzo domina il paesaggio.

Il paesaggio è organizzato intorno al palazzo.

La natura viene trasformata in una composizione geometrica leggibile da lontano.

È una concezione completamente diversa da quella che nascerà successivamente in Inghilterra.

Ed è proprio questa contrapposizione a rendere affascinante la storia del giardino europeo.


POI ARRIVA IL GIARDINO INGLESE

Nel Settecento qualcosa cambia.

L'idea di perfezione geometrica comincia a essere messa in discussione.

Nasce e si afferma il giardino paesaggistico inglese.

La natura torna apparentemente protagonista.

Le linee diventano più morbide.

I grandi prati si allungano nel paesaggio.

Gli alberi vengono raggruppati in masse.

Compaiono laghi, colline, ponti, boschetti e architetture inserite all'interno del paesaggio.

Il giardino cerca di apparire naturale.

Ma c'è una grande contraddizione, molto interessante:

anche il paesaggio apparentemente naturale è progettato.

Il National Trust sottolinea proprio come il giardino paesaggistico inglese organizzi elementi estetici e vegetazione locale affinché il paesaggio appaia naturale, quasi selvaggio.

Il giardino inglese non elimina il progetto.

Lo nasconde.


DALLA GEOMETRIA ALLA NATURA

Il passaggio dal giardino francese a quello inglese rappresenta quindi qualcosa di molto più profondo di un cambiamento estetico.

Cambia il rapporto filosofico con la natura.

Da una parte:

"La natura deve essere ordinata."

Dall'altra:

"La natura deve sembrare libera."

Il giardino francese cerca il controllo.

Il giardino inglese cerca la spontaneità.

Entrambi, però, sono il risultato di un progetto umano.

La storia del giardino dimostra quindi una cosa fondamentale:

non esiste un unico modo di progettare il rapporto tra uomo e natura.

Ogni epoca ne ha costruito uno diverso.


OTTOCENTO E NOVECENTO: IL GIARDINO DIVENTA PIÙ ACCESSIBILE

Con la trasformazione della società, l'industrializzazione e la crescita delle città, il giardino cambia nuovamente.

Non è più soltanto il territorio delle corti, delle ville aristocratiche e delle grandi proprietà.

Il verde entra sempre più nelle città.

Nascono parchi pubblici, giardini urbani, spazi verdi residenziali.

Nel Novecento il giardino diventa progressivamente parte della vita quotidiana di un numero sempre maggiore di persone.

Ma insieme alla diffusione del giardino arriva anche una progressiva standardizzazione.

E arriviamo così a un periodo che conosciamo molto bene.


GLI ANNI '80: IL GIARDINO DIVENTA UN MODELLO

Negli anni '80 e nei decenni successivi si afferma un modello residenziale molto riconoscibile.

Casa.

Prato.

Siepe.

Alcuni arbusti.

Alberi ornamentali.

Irrigazione.

Un'immagine di giardino che si ripete in moltissimi contesti.

Il prato diventa spesso il principale elemento del progetto.

Verde, uniforme, basso, perfettamente tagliato.

Il giardino deve apparire ordinato.

Pulito.

Controllato.

Sempre uguale.

È un modello che ha avuto una sua logica e che ha risposto alle esigenze estetiche e culturali del periodo.

Ma oggi dobbiamo chiederci se sia ancora il modello più adatto.


IL PROBLEMA NON È IL GIARDINO CONVENZIONALE. È LA SUA STANDARDIZZAZIONE

Non dobbiamo demonizzare la storia del giardino.

Ogni stile nasce in risposta alle esigenze del proprio tempo.

Il problema nasce quando continuiamo a utilizzare lo stesso modello indipendentemente dal luogo, dal clima e dalle esigenze di chi vivrà quello spazio.

Un giardino esposto al sole per tutto il giorno non dovrebbe necessariamente essere progettato come un giardino ombreggiato.

Un giardino in una zona caratterizzata da estati calde e periodi di siccità non dovrebbe essere progettato con le stesse logiche di un giardino del Nord Europa.

E un giardino contemporaneo non dovrebbe necessariamente assomigliare a quello dei nostri genitori.


OGGI SI CAMBIA PER NECESSITÀ, NON SOLO PER CULTURA

È QUI CHE INIZIA UNA NUOVA EPOCA DEL GIARDINO

Oggi il cambiamento non nasce soltanto dal desiderio di avere un'estetica diversa.

Nasce dalla necessità.

Il clima sta cambiando.

Le estati sono sempre più difficili.

L'acqua è una risorsa che dobbiamo utilizzare con maggiore attenzione.

Le temperature elevate sottopongono le piante a maggiore stress.

I problemi fitosanitari possono diventare più difficili da gestire.

La manutenzione ha un costo economico e di tempo sempre maggiore.

E contemporaneamente sta cambiando anche il modo in cui le persone vogliono vivere il proprio spazio esterno.

Le nuove generazioni cercano spesso qualcosa di più naturale, contemporaneo e personale.

Un giardino nel quale vivere.

Non un giardino da mantenere continuamente perfetto.

Per la prima volta, quindi, estetica e necessità stanno andando nella stessa direzione.


NASCE UN NUOVO MODO DI PROGETTARE: IL DRY GARDEN PAESAGGISTICO

È in questo scenario che il Dry Garden paesaggistico assume un significato completamente nuovo.

Non è semplicemente un giardino con poche annaffiature.

È un modo contemporaneo di progettare il paesaggio partendo dalla domanda fondamentale:

quali piante possono vivere bene in questo luogo, con queste condizioni climatiche e con un consumo di risorse ragionevole?

La risposta porta a una selezione botanica più attenta.

Piante resistenti alla siccità.

Specie robuste.

Erbacee perenni.

Graminacee.

Arbusti.

Piante architettoniche.

Fioriture distribuite nell'anno.

E soprattutto una progettazione che considera lo sviluppo adulto delle piante.


IL DRY GARDEN PAESAGGISTICO NON È UN GIARDINO POVERO

Questa è forse una delle idee più importanti da superare.

Un Dry Garden paesaggistico non significa avere meno bellezza.

Significa cambiare il modo di ottenerla.

Non più necessariamente una grande superficie uniforme di prato.

Ma texture, volumi, forme, fioriture, movimento e stagionalità.

Una graminacea può muoversi con il vento.

Una pianta strutturale può diventare un punto focale.

Un arbusto può costruire una quinta.

Un gruppo di perenni può creare una massa di colore.

Una pianta secca può continuare ad avere valore ornamentale in inverno.

Il giardino diventa un'immagine che cambia continuamente.


QUATTRO STAGIONI, NON QUATTRO GIARDINI DIVERSI

Uno dei grandi vantaggi del Dry Garden paesaggistico è la possibilità di progettare pensando all'intero ciclo dell'anno.

PRIMAVERA

Il risveglio.

Nuove foglie.

Prime fioriture.

Vegetazione fresca.

ESTATE

Il momento della massima energia.

Fioriture.

Colori.

Profumi.

Graminacee in movimento.

AUTUNNO

Tonalità più morbide.

Colori pastello.

Toni dorati e caldi.

Infiorescenze che rimangono.

INVERNO

Struttura.

Fusti.

Rami.

Graminacee secche.

Silhouette.

Texture.

Il giardino non smette di essere bello quando smette di essere verde.

Semplicemente cambia.


IL DESIGN DEL FUTURO NON COPIA LA NATURA: LA INTERPRETA

Il Dry Garden paesaggistico non significa lasciare crescere tutto spontaneamente.

Al contrario.

Richiede una progettazione molto precisa.

Sesti di impianto.

Ripetizioni.

Contrasti.

Altezze.

Diametri adulti.

Texture.

Colori.

Punti focali.

Percorsi.

Materiali.

Acqua.

Ogni elemento viene studiato affinché il giardino possa evolvere nel tempo.

È un design moderno proprio perché non cerca più di congelare il paesaggio.

Progetta la sua trasformazione.


DAL GIARDINO DA CONTROLLARE AL GIARDINO DA VIVERE

Forse questa è la vera evoluzione.

Per secoli l'uomo ha cercato modi diversi per controllare, ordinare o rappresentare la natura.

Oggi possiamo fare un passo ulteriore.

Non rinunciare al progetto.

Non rinunciare al design.

Non rinunciare alla bellezza.

Ma progettare un rapporto più intelligente con la natura.

Il giardino può continuare ad avere geometrie, prospettive e architetture.

Può essere contemporaneo.

Può essere elegante.

Può essere spettacolare.

Ma può anche richiedere meno acqua, meno interventi e meno risorse.


IL GIARDINO DEL FUTURO NON SARÀ UGUALE A QUELLO DEL PASSATO

Dagli antichi giardini irrigati alle geometrie del Rinascimento.

Dal rigore del giardino all'italiana alla monumentalità francese.

Dalla libertà apparente del giardino inglese alla standardizzazione del giardino residenziale contemporaneo.

La storia ci insegna che il giardino cambia quando cambia l'uomo.

Oggi l'uomo sta cambiando nuovamente.

E il clima ci sta costringendo ad accelerare questo cambiamento.

Il futuro non sarà necessariamente un ritorno alla natura selvaggia.

Sarà qualcosa di più interessante:

un paesaggio progettato con maggiore intelligenza.

Un paesaggio nel quale la pianta giusta viene scelta per il posto giusto.

Dove l'acqua viene utilizzata con criterio.

Dove la biodiversità diventa parte del progetto.

Dove le quattro stagioni vengono valorizzate.

Dove la manutenzione non scompare, ma viene ridotta a ciò che è realmente necessario.

E dove il giardino non viene più progettato soltanto per essere guardato.

Viene progettato per essere vissuto.

VISIONE SOSTENIBILE

La storia del giardino ci ha insegnato a progettare la natura.
Il futuro ci chiede di imparare a progettare insieme alla natura.

Dal giardino che si impone al paesaggio al giardino che vive con il paesaggio.

DOMANDE Frequenti

Come scegliere il prossimo intervento in giardino?+

Conviene partire dallo stato attuale del verde, dagli obiettivi estetici e dal tempo disponibile per la manutenzione. Una pianificazione semplice e progressiva rende il risultato piu stabile nel tempo.

Prossimo passo

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