Il giardino di ieri regge ancora le estati di oggi?
A luglio il prato comincia a chiazzarsi, le ortensie si afflosciano nel pomeriggio e il bosso si svuota dall’interno. La prima reazione è aumentare l’irrigazione. Ma mentre una pianta soffre la sete, un’altra può avere una malattia fungina e un’altra ancora può essere stata attaccata da un insetto. Il risultato sembra lo stesso, con foglie secche e vegetazione che perde vigore. Le cause, e quindi le soluzioni, sono diverse.
È da qui che parte una domanda che ci facciamo spesso in cantiere. Quanta acqua e quanto lavoro servono per mantenere un giardino progettato per condizioni che, in quel luogo, facciamo sempre più fatica a garantire?
Siepi e ornamentali sotto pressione
Il lauroceraso è una delle siepi più diffuse. Cresce rapidamente e crea una schermatura fitta, ma può essere colpito dall’oidio e da altre malattie fogliari. Quando sulle foglie compaiono piccoli fori, a prima vista sembrano morsi. In alcuni casi, invece, il tessuto si è seccato e staccato in seguito a un’infezione fungina o batterica.
Il bosso racconta un’altra storia. Le larve della piralide si nutrono delle foglie e possono spogliare intere porzioni di siepe, lasciando fili sericei tra i rami. Il bosso può perdere foglie anche per una malattia fungina da Calonectria, più attiva nei periodi umidi. Due problemi diversi su una pianta che spesso viene scelta proprio per avere una forma verde e compatta tutto l’anno.
Tra le ornamentali, pensiamo a un’ortensia macrophylla davanti a un muro esposto a sud. Nelle giornate più calde, il sole del pomeriggio e un terreno che si asciuga in fretta possono far afflosciare le foglie e bruciarne i bordi. La stessa ortensia, in mezz’ombra e in un terreno che conserva più umidità, può trovare condizioni molto più favorevoli. La differenza la fa il posto in cui decidiamo di metterla.
Il prato di festuca tra caldo, irrigazione e funghi
La festuca arundinacea è tra le microterme da prato più tolleranti al caldo e alla siccità. Eppure, se vogliamo mantenerla verde e uniforme in pieno sole durante un’estate lunga e asciutta, può servire molta acqua. Con la siccità, il prato può imbrunire ed entrare in dormienza, per poi riprendere a vegetare con il fresco e le piogge. Se lo stress è intenso e prolungato, alcune zone possono disseccarsi e diradarsi.
Poi ci sono i funghi. Con temperature elevate, notti umide e foglie che rimangono bagnate a lungo, la festuca può sviluppare il brown patch, una malattia fungina che provoca chiazze brune. Se le interpretiamo come un segno di sete e aumentiamo l’irrigazione serale, possiamo prolungare la bagnatura delle foglie e favorire la malattia. A colpo d’occhio, un prato assetato e uno colpito da un fungo possono somigliarsi parecchio.
Quanto tempo ti resta per vivere il tuo giardino?
Quando immaginiamo il nostro giardino, pensiamo a un pranzo all’aperto, ai bambini che giocano sul prato o a un’ora di tranquillità dopo il lavoro. Difficilmente immaginiamo il sabato passato a tagliare l’erba, rifilare le siepi e sistemare le zone che si sono seccate durante l’estate.
Per qualcuno prendersi cura del verde è un piacere. Per altri è un impegno che si somma a tutti gli altri e finisce per occupare proprio le ore che avrebbero voluto passare in giardino con la famiglia. Se affidiamo la manutenzione a un giardiniere, recuperiamo quel tempo e ci assumiamo un costo ricorrente. Il prezzo di realizzazione è solo una parte del conto. Negli anni si aggiungono tagli, potature, acqua per irrigare e ripristini del prato o delle piante danneggiate.
Se oggi dovessi rifare il tuo giardino, sceglieresti ancora la stessa superficie di prato e la stessa siepe da tenere sempre in forma? Quante ore del fine settimana vorresti dedicare alla manutenzione? E quanto vorresti spendere ogni anno per affidarla a un professionista?
Per noi il cambio di mentalità comincia quando queste domande entrano nel progetto, prima di decidere quanta erba seminare e quali piante mettere a dimora.
Perché per noi il Dry Garden è la scelta coerente con il futuro
Quando progettiamo un Dry Garden, partiamo da quello che troviamo sul posto. Dove batte il sole ad agosto? Dove il terreno rimane umido d’inverno? Quanta acqua avremo a disposizione dopo l’attecchimento? E quanto prato serve davvero per vivere quello spazio?
In un’aiuola al sole, con terreno drenante, possiamo accostare il fogliame argentato della santolina alle fioriture della nepeta e al movimento delle graminacee. In mezz’ombra cambiamo palette. Il prato può restare dove ha una funzione, per giocare, camminare o sedersi. Nelle altre zone possiamo dare spazio ad aiuole che cambiano aspetto con le stagioni, dalle prime fioriture alle infiorescenze secche che si muovono al vento in inverno.
Per noi, quando l’acqua è limitata e il caldo estivo mette alla prova il giardino ogni anno, il Dry Garden è l’unica scelta coerente con il futuro. Significa scegliere piante e superfici in base alle risorse del luogo e al tempo che vogliamo dedicare alla loro cura. E significa progettare un giardino che abbia qualcosa da offrire anche a febbraio, quando basta il movimento di una graminacea secca per dare carattere a un’aiuola.