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Dry Garden: non basta ghiaia e piante
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Dry Garden: non basta ghiaia e piante

Andrea Giordano22 settembre 20268 min di lettura

Qual è la risposta rapida?

quanto di questa proposta nasce da un'esperienza realmente maturata sul campo?

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Dry Garden: non basta ghiaia e piante

Dry Garden: non basta ghiaia e piante

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Dry Garden.

Per me rappresenta una direzione che percorro ormai da quattro anni, nata osservando qualcosa di molto semplice: il clima sta cambiando e anche il nostro modo di progettare e realizzare i giardini deve cambiare.

Temperature più alte, lunghi periodi senza pioggia e una maggiore attenzione all'utilizzo dell'acqua ci portano inevitabilmente verso giardini più resilienti.

Oggi il Dry Garden è diventato anche una nuova e interessante opportunità per il nostro settore.

Sempre più giardinieri e professionisti, anche molto rapidamente, hanno iniziato a proporre Dry Garden ai propri clienti. È una naturale conseguenza di un mercato che sta cambiando e, sotto molti aspetti, è un fatto positivo.

Ma proprio quando una nuova soluzione cresce così velocemente credo sia giusto porsi una domanda molto semplice:

quanto di questa proposta nasce da un'esperienza realmente maturata sul campo?

Perché conoscere un Dry Garden significa anche averlo visto crescere, affrontare estati difficili, superare gli inverni, osservare quali specie funzionano realmente e quali invece, nonostante quello che troviamo scritto sulla carta, funzionano meno.

L'esperienza serve anche a questo: osservare, sbagliare, correggere e migliorare.

Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti del nostro lavoro.

Perché mettere della ghiaia e qualche pianta resistente al sole è relativamente semplice. Realizzare un Dry Garden capace di funzionare e di essere bello nel tempo è un'altra cosa.

Non tutte le piante sono piante da Dry Garden

La prima grande differenza è la selezione botanica.

Una pianta non diventa adatta a un Dry Garden semplicemente perché tollera il sole o necessita di poca acqua.

Bisogna conoscerne l'apparato radicale, la capacità di affrontare periodi siccitosi, le esigenze del terreno, la sensibilità ai ristagni e soprattutto il suo sviluppo futuro.

Ma c'è anche un altro aspetto fondamentale: l'estetica.

Quando scegliamo una pianta dobbiamo immaginare non soltanto come sarà nel momento della fioritura, ma come cambierà durante tutte e quattro le stagioni.

Un Dry Garden deve avere una sua identità in primavera, in estate, in autunno e anche in inverno.

Fioriture, fogliame, spighe, bacche, cortecce, graminacee secche e strutture vegetali diventano elementi dello stesso progetto.

Poi ci sono verticalità, volumi e texture.

Piante leggere devono dialogare con piante più strutturate. Forme verticali possono emergere tra masse più basse e morbide. Foglie sottili possono essere accostate a foglie più importanti. Le graminacee introducono movimento e cambiano completamente aspetto con il trascorrere delle stagioni.

È questo insieme di contrasti a dare profondità, movimento e naturalezza al giardino.

E infine ci sono le distanze.

Ogni pianta ha bisogno del proprio spazio.

Bisogna conoscere quanto diventerà larga e alta una specie adulta e rispettare le corrette distanze d'impianto.

Piantare molto fitto può creare un bellissimo effetto immediato, magari perfetto per una fotografia, ma dopo pochi anni può significare competizione, sovrapposizione e maggiore manutenzione.

Piantare troppo distante, al contrario, può lasciare per molto tempo un giardino vuoto e poco equilibrato.

Progettare significa immaginare oggi lo spazio che le piante occuperanno domani.

La scelta botanica di un Dry Garden nasce quindi dall'unione di molti elementi:

resistenza, sviluppo, stagionalità, verticalità, texture, volumi e corretta distanza tra le piante.

Solo dopo arriva il colore.

Una buona pianta, messa a dimora male, rimane una pianta messa a dimora male

Scegliere correttamente le piante è però soltanto il primo passaggio.

Il sistema con cui vengono messe a dimora può fare una grande differenza sul loro futuro.

Nel nostro metodo non ci limitiamo a togliere la pianta dal vaso, fare una buca delle stesse dimensioni e ricoprire.

Prepariamo una buca sensibilmente più ampia della zolla, lavoriamo il terreno e utilizziamo humus e ammendanti dove necessari per creare condizioni favorevoli allo sviluppo radicale.

Quando troviamo apparati radicali molto compatti o che hanno iniziato a girare all'interno del vaso, interveniamo sulla zolla e sulle radici affinché possano tornare a svilupparsi verso il terreno circostante.

È un lavoro che richiede più tempo.

Ma il nostro obiettivo non è semplicemente piantare una pianta.

È darle le migliori condizioni possibili perché possa attecchire, sviluppare il proprio apparato radicale e diventare progressivamente più autonoma.

Il vero Dry Garden comincia sotto la ghiaia

Quello che vediamo alla fine sono ghiaia, graminacee, arbusti, fioriture e movimento.

Ma buona parte del lavoro importante è sotto.

Terreno, drenaggio, sostanza organica, apparato radicale e corretta messa a dimora.

La ghiaia stessa non dovrebbe essere considerata soltanto decorazione. Se correttamente utilizzata diventa parte del sistema e contribuisce alla gestione del terreno, dell'umidità superficiale e delle infestanti.

Poi arriva l'acqua.

Dry Garden non significa abbandonare le piante appena messe a dimora e aspettare che sopravvivano.

La fase di attecchimento deve essere accompagnata con una corretta irrigazione. L'obiettivo è fare in modo che, sviluppandosi, le piante diventino progressivamente meno dipendenti da apporti idrici frequenti.

È qui che, secondo me, sta la differenza

Il fatto che oggi sempre più professionisti si avvicinino al Dry Garden significa che questa filosofia sta crescendo.

Ed è positivo.

Ma credo che il Dry Garden non possa essere semplicemente un nuovo servizio da aggiungere a un elenco.

Richiede tempo, osservazione e soprattutto esperienza.

Perché possiamo mettere ghiaia e piante praticamente ovunque.

La vera domanda è un'altra:

quali piante abbiamo scelto, perché le abbiamo scelte, quale spazio abbiamo lasciato loro, come cambieranno nelle quattro stagioni e soprattutto come le abbiamo messe a dimora?

Sono dettagli che spesso non si vedono nella fotografia del giardino appena terminato.

La differenza si vede dopo.

Dopo un'estate. Dopo un inverno. Dopo due o tre anni.

È questa la strada che abbiamo scelto di percorrere con Visione Sostenibile: studiare, sperimentare, osservare e migliorare continuamente un sistema di progettazione e realizzazione capace di creare giardini belli, ma soprattutto resilienti, dinamici e pensati per evolvere nel tempo.

Perché un Dry Garden non dovrebbe essere semplicemente un giardino con meno acqua.

Dovrebbe essere un giardino progettato per vivere bene con meno acqua e per cambiare, naturalmente, insieme alle stagioni.

DOMANDE Frequenti

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Conviene partire dallo stato attuale del verde, dagli obiettivi estetici e dal tempo disponibile per la manutenzione. Una pianificazione semplice e progressiva rende il risultato piu stabile nel tempo.

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