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Dal giardino convenzionale al giardino del futuro
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Dal giardino convenzionale al giardino del futuro

Andrea Giordano25 agosto 202610 min di lettura

Qual è la risposta rapida?

Per decenni abbiamo progettato tutti i giardini allo stesso modo. Oggi clima, acqua e nuove esigenze ci chiedono qualcosa di diverso.

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Dal giardino convenzionale al giardino del futuro

DAL GIARDINO CONVENZIONALE AL GIARDINO DEL FUTURO: È TEMPO DI CAMBIARE MODELLO

Per decenni abbiamo progettato tutti i giardini allo stesso modo. Oggi clima, acqua e nuove esigenze ci chiedono qualcosa di diverso.

C'è una domanda che dovremmo iniziare a farci quando progettiamo un giardino:

perché continuiamo a costruire giardini pensando a un modello nato decenni fa?

Per molti anni, dagli anni '80 fino a oggi, il giardino residenziale italiano è rimasto legato a uno schema molto simile: prato verde, siepe, qualche arbusto, alcune piante ornamentali e un impianto di irrigazione sempre più complesso.

Sono cambiate le case, sono cambiate le automobili, sono cambiate le tecnologie, sono cambiate le nostre abitudini.

Eppure, in moltissimi casi, il giardino è rimasto praticamente uguale.

Oggi però qualcosa sta cambiando.

Il cambiamento climatico, la disponibilità sempre più preziosa dell'acqua, l'aumento delle temperature, la diffusione di malattie fungine e parassiti e, non ultimo, il desiderio delle nuove generazioni di avere spazi esterni più naturali, contemporanei, sostenibili e meno impegnativi, ci obbligano a ripensare il concetto stesso di giardino.

Non significa rinunciare alla bellezza.

Significa finalmente progettare la bellezza in modo diverso.


IL GIARDINO CONVENZIONALE: PERCHÉ SONO COSÌ SIMILI TRA LORO?

Basta osservare molti giardini residenziali.

Cambiano le dimensioni della casa, cambiano i materiali delle facciate, cambia il contesto, ma spesso il giardino segue lo stesso schema:

un grande prato, una siepe perimetrale, qualche cespuglio e alcune piante isolate.

Il risultato è una sorta di omologazione del paesaggio.

Giardini diversi che finiscono per assomigliarsi tutti.

Il prato occupa la maggior parte dello spazio e diventa il protagonista assoluto. Le altre piante vengono spesso utilizzate come elementi decorativi attorno ad esso.

È un modello semplice da comprendere, ma non necessariamente adatto alle condizioni climatiche e alle esigenze attuali.

Il problema non è il prato in sé.

Il problema è quando il prato diventa la struttura dominante di qualsiasi giardino, indipendentemente dal luogo, dal clima, dall'esposizione e dalle reali esigenze di chi lo utilizza.


IL PRATO INGLESE: BELLO, MA NON SEMPRE ADATTO AL NOSTRO CLIMA

Il cosiddetto prato inglese rappresenta probabilmente l'esempio più evidente di questo modello.

Uniforme, fitto, verde e perfettamente rasato.

Esteticamente può essere bellissimo.

Ma quella perfezione richiede condizioni e attenzioni che spesso entrano in contrasto con il nostro clima.

Molti prati tradizionali sono composti da specie microterme, come Festuca, Lolium e Poa, che hanno il loro periodo di maggiore attività vegetativa nelle stagioni più fresche.

E proprio quando arrivano i mesi più difficili — caldo intenso, sole forte e siccità — il prato entra nella fase in cui diventa più difficile mantenerlo perfettamente verde.

Da qui nasce spesso una spirale:

più caldo → più irrigazione → maggiore umidità → maggiore predisposizione a determinate patologie → più interventi → più costi.

E quando l'estate è particolarmente calda, mantenere un tappeto erboso perfettamente verde può diventare una vera battaglia contro il clima.


TANTA ACQUA PER MANTENERE UN'IDEA DI VERDE

Uno dei principali problemi del prato tradizionale è il consumo idrico.

Un tappeto erboso uniforme e sempre verde richiede una gestione dell'acqua molto precisa, soprattutto durante l'estate.

L'irrigazione deve essere programmata.

Gli irrigatori devono essere correttamente dimensionati.

La distribuzione deve essere uniforme.

Bisogna controllare le zone asciutte e quelle eccessivamente bagnate.

E durante i periodi di caldo prolungato il fabbisogno aumenta.

Ma c'è una domanda ancora più importante:

ha senso utilizzare grandi quantità di acqua potabile o comunque di una risorsa preziosa per mantenere artificialmente verde una superficie che, per caratteristiche climatiche, tenderebbe naturalmente a entrare in sofferenza?

Il futuro del giardino dovrebbe portarci a fare questa domanda molto più spesso.


L'IRRIGAZIONE NON RISOLVE UN ERRORE DI PROGETTAZIONE

La tecnologia ci permette oggi di irrigare molto meglio rispetto al passato.

Centraline intelligenti, sensori di pioggia, sensori di umidità, sistemi a goccia e gestione automatizzata possono ridurre enormemente gli sprechi.

Ma c'è un principio fondamentale:

la migliore irrigazione non può trasformare una pianta inadatta in una pianta adatta.

Se scegliamo specie che hanno bisogno di molta acqua in un ambiente caldo e siccitoso, possiamo certamente costruire un impianto sofisticato.

Ma continueremo a dover fornire acqua.

La vera innovazione dovrebbe quindi partire prima dell'impianto di irrigazione:

dalla scelta delle piante.


QUANDO IL GIARDINO DIVENTA UN CONTINUO INTERVENTO

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la manutenzione.

Un giardino convenzionale può richiedere:

  • tagli frequenti del prato;

  • bordature;

  • concimazioni;

  • diserbo;

  • irrigazioni regolari;

  • arieggiature;

  • scarificazioni;

  • risemine;

  • trattamenti contro malattie;

  • controllo degli insetti;

  • potature;

  • gestione delle infestanti.

Il problema non è fare manutenzione.

La manutenzione fa parte del giardinaggio.

Il problema nasce quando il progetto stesso crea una quantità di lavoro che avrebbe potuto essere evitata scegliendo piante e soluzioni più adatte.

Un giardino non dovrebbe diventare un secondo lavoro.


FUNGHI, PATOGENI E STRESS DEL PRATO

Il tappeto erboso, soprattutto quando viene mantenuto molto fitto, basso e costantemente verde, può essere sottoposto a numerose condizioni di stress.

Caldo, umidità, irrigazioni non corrette, compattazione del terreno, scarsa aerazione e ristagni possono favorire condizioni favorevoli allo sviluppo di diverse patologie fungine.

E quando compare una malattia, spesso si interviene con prodotti specifici.

Questo può creare un ciclo nel quale il prato richiede sempre maggiore attenzione per continuare ad avere l'aspetto iniziale.

È importante chiarire un punto: non tutti i problemi del prato richiedono necessariamente un trattamento fitosanitario.

Molto spesso prevenzione, corretta irrigazione, gestione del terreno, altezza di taglio e scelta della specie possono fare una differenza enorme.

Ed è proprio qui che la progettazione assume un ruolo fondamentale.


IL COSTO NASCOSTO DEL PRATO PERFETTO

Il costo di un prato non è soltanto quello della sua realizzazione.

Bisogna considerare ciò che accade dopo.

Acqua.

Energia.

Concimi.

Macchinari.

Ore di lavoro.

Manutenzione.

Eventuali trattamenti.

Riseminazioni.

Ripristini.

E soprattutto il tempo delle persone.

Un giardino apparentemente semplice può quindi avere una gestione molto più complessa di quanto sembri.

La domanda dovrebbe essere:

quanto costa mantenere questa immagine di giardino per i prossimi dieci anni?

Non soltanto:

quanto costa realizzarlo oggi?


E SE IL PRATO NON DOVESSE ESSERE IL PROTAGONISTA?

Qui nasce un nuovo modo di concepire il giardino.

Non eliminare necessariamente il prato.

Ridimensionarlo.

Utilizzarlo dove serve davvero.

Lasciare spazio a graminacee, erbacee perenni, arbusti, piante strutturali e specie capaci di affrontare meglio le condizioni climatiche.

Creare percorsi.

Creare stanze verdi.

Creare aree di sosta.

Creare punti focali.

Creare movimento.

Il giardino smette così di essere una grande superficie verde da mantenere e diventa un paesaggio da vivere.


LE MACROTERME: UNA POSSIBILE ALTERNATIVA

In questo cambiamento, le macroterme meritano particolare attenzione.

Le macroterme sono specie erbacee adattate ai climi caldi e hanno una caratteristica molto interessante: la loro maggiore attività vegetativa avviene proprio durante la stagione calda.

È esattamente il contrario di ciò che accade alle microterme.

Quando aumenta la temperatura, le macroterme entrano nel loro periodo di maggiore crescita.

Questo le rende particolarmente interessanti per molte situazioni del nostro Paese, soprattutto nelle aree caratterizzate da estati calde.

Specie come Cynodon, Zoysia e Paspalum possono rappresentare, in determinati contesti, valide alternative ai tappeti erbosi tradizionali.

Naturalmente non esiste una macroterma perfetta per ogni situazione.

La scelta deve considerare clima, esposizione, terreno, utilizzo del prato, tolleranza al freddo e aspettative estetiche.


PERCHÉ LE MACROTERME SONO INTERESSANTI?

Il loro principale vantaggio progettuale è che il loro ciclo vegetativo è maggiormente sincronizzato con il periodo caldo.

Quando il giardino viene maggiormente utilizzato, il prato può trovarsi nella sua fase di maggiore attività.

Inoltre, alcune macroterme possono avere una buona tolleranza alla siccità una volta ben stabilite e possono risultare particolarmente interessanti nelle aree con estati calde.

Ma anche qui è importante evitare semplificazioni.

Macroterma non significa prato senza acqua.

Durante periodi molto caldi e siccitosi può comunque essere necessaria un'irrigazione di supporto.

E nelle zone caratterizzate da inverni freddi, molte macroterme possono entrare in dormienza, assumendo tonalità paglierine.

Ed è proprio questo che ci porta verso una nuova filosofia:

non cercare di impedire al giardino di seguire le stagioni.

Imparare ad accettarle.


IL VERDE NON DEVE ESSERE PER FORZA VERDE TUTTO L'ANNO

Per decenni abbiamo associato la qualità del giardino alla presenza di un verde uniforme e costante.

Ma è una convenzione estetica, non una legge della natura.

Un giardino può essere bellissimo anche quando cambia colore.

Può essere dorato in inverno.

Può avere graminacee secche.

Può avere fioriture stagionali.

Può cambiare texture.

Può perdere parte del fogliame.

Può rinascere in primavera.

La stagionalità non è un difetto. È parte della bellezza del paesaggio.


LE NUOVE GENERAZIONI VOGLIONO UN GIARDINO DIVERSO

C'è poi un altro cambiamento che non riguarda soltanto il clima.

Riguarda le persone.

Le nuove generazioni stanno sviluppando un rapporto diverso con gli spazi esterni.

Il giardino non viene più visto soltanto come qualcosa da mantenere perfettamente ordinato.

È sempre più percepito come uno spazio da vivere.

Un luogo dove stare.

Mangiare.

Rilassarsi.

Giocare.

Coltivare.

Osservare la natura.

Passare tempo con la famiglia.

E soprattutto non trascorrere ogni fine settimana a tagliare, irrigare, trattare e correggere.

La richiesta sta cambiando.

E il progetto deve cambiare insieme alle persone.


DAL GIARDINO DA MANTENERE AL GIARDINO DA VIVERE

Forse la vera rivoluzione non consiste nel sostituire semplicemente una pianta con un'altra.

Consiste nel cambiare mentalità.

Passare da:

"Come faccio a mantenere questo giardino sempre uguale?"

a:

"Come posso progettare un giardino che stia bene anche quando cambia?"

Passare da un giardino che combatte continuamente contro il clima a un giardino che lavora insieme al clima.

Passare da grandi superfici uniformi a composizioni vegetali più ricche.

Passare da un consumo elevato di acqua alla gestione intelligente della risorsa.

Passare da una manutenzione continua alla manutenzione necessaria.

Passare dalla standardizzazione alla progettazione.


IL GIARDINO DEL FUTURO NON SARÀ UGUALE A QUELLO DEL PASSATO

Per decenni abbiamo costruito giardini secondo un modello che ha funzionato in determinate condizioni climatiche, economiche e culturali.

Ma oggi quelle condizioni sono cambiate.

Il clima è cambiato.

L'acqua è diventata una risorsa sempre più preziosa.

Le temperature estive sono aumentate.

La manutenzione costa di più.

E le persone desiderano sempre più spesso spazi esterni differenti, più naturali e più semplici da vivere.

Continuare a progettare esattamente come negli anni '80 significa ignorare tutto questo cambiamento.

Il giardino del futuro dovrà essere più resiliente, più biodiverso, più intelligente e più vicino al paesaggio naturale.

E soprattutto dovrà essere progettato pensando non soltanto a come apparirà il giorno della consegna.

Ma a come sarà tra dieci, quindici o vent'anni.


CAMBIARE NON SIGNIFICA RINUNCIARE ALLA BELLEZZA

Il futuro non è un giardino meno bello.

È un giardino bello in modo diverso.

Un giardino nel quale il prato può lasciare spazio ad altre forme di vegetazione.

Nel quale le macroterme possono trovare il loro posto dove sono realmente adatte.

Nel quale le piante resistenti diventano protagoniste.

Nel quale le texture sostituiscono parte dell'uniformità.

Nel quale le stagioni vengono valorizzate invece di essere combattute.

Nel quale l'acqua viene utilizzata con intelligenza.

E nel quale la manutenzione torna ad essere uno strumento per mantenere il giardino in salute, non il prezzo da pagare per mantenerlo artificialmente uguale.

Perché il giardino più moderno non è quello che richiede più tecnologia per rimanere identico.

È quello che utilizza progettazione, botanica e tecnologia per vivere meglio con la natura.

VISIONE SOSTENIBILE

Il giardino del futuro non deve essere perfetto.
Deve essere vivo, resiliente e progettato per durare.

DOMANDE Frequenti

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Conviene partire dallo stato attuale del verde, dagli obiettivi estetici e dal tempo disponibile per la manutenzione. Una pianificazione semplice e progressiva rende il risultato piu stabile nel tempo.

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